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Sospensione momentanea Colloqui fino al 01 settembre

Dal 13 Agosto al 01 Settembre sono sospesi i colloqui per una pausa estiva. Per qualsiasi emergenza è disponibile la mail : cdvaosta@libero.it e il numero nazionale antiviolenza 1522. La normale attività di consulenza e colloqui riprenderà a partire dal 02 settembre.

Dal 7 giugno a Morgex e a Verrès operativi due nuovi sportelli territoriali del Centro Donne contro la Violenza.

Il Centro Donne contro la Violenza Aosta comunica che, per rispondere alle esigenze di tutte le donne in difficoltà residenti in Valle d’Aosta, dal 7 giugno 2021 saranno attivati due nuovi sportelli territoriali con sede a Morgex e a Verrès.

La necessità di attivare questi due nuovi sportelli nasce dal fatto che in questi mesi sono spesso arrivate diverse richieste di aiuto da parte di donne residenti in realtà decentrate, di media e alta montagna e lontane dal capoluogo. Riscontrando la difficoltà, per molte di loro, di raggiungere la sede di Aosta, vuoi per mancanza di tempo a disposizione, visto che le donne che subiscono violenza sono spesso “controllate”, vuoi per mancanza di mezzi di trasporto, le volontarie del Centro si sono pertanto attivate per creare una possibilità di contatto diretto anche al di fuori del comune di Aosta.

Il progetto è stato reso possibile grazie alla collaborazione, disponibilità e sinergia con il Comune e la Biblioteca di Morgex e con il Comune di Verrès. A partire dal 7 giugno le operatrici dell’accoglienza del Centro Donne saranno quindi presenti anche presso i nuovi “sportelli territoriali distaccati” con i seguenti orari dedicati:

a Morgex presso la Biblioteca, ogni martedì dalle 15:00 alle 17:00 e giovedì dalle 10:00 alle12:00;

a Verrès presso il Palazzo comunale, ogni lunedì dalle 10:00 alle 12:00 e mercoledì dalle 14:30 alle 16:30.

Ogni donna che necessiti di aiuto può telefonare al n. 344.0789888 (attivo tutti i giorni dalle ore 8:00 alle ore 20:00) e prendere un appuntamento oltre che presso la sede operativa di Aosta anche nelle sedi indicate messe a disposizione del Centro dalle Amministrazioni Comunali di Morgex e Verrès.

La Rinnegata di Valeria Usala

Un romanzo senza tempo. Il respiro della vita che accade e la forza silenziosa di una donna che è emblema di resistenza e coraggio per tutti noi.

Martedì 18 maggio avremo l’occasione, grazie alla realizzazione di Talenti Digitali, di incontrare in diretta l’autrice di questo bellissimo romanzo, appena uscito in libreria, in quanto ospite della Libreria Brivio di Aosta. Moderano Chiara Orlandi del CGV, e Anna Ventriglia, presidente del Centro Donne contro la Violenza.

L’evento sarà visibile sulle pagine Facebook del Centro Donne contro la Violenza, della Libreria Brivio e del CGV – Coordinamento Giovanile Valdostano, nonchè sul canale YouTube della libreria Brivio.

Senza un uomo accanto, una donna non è nulla.

Teresa ha sempre sentito l’eco di questa frase, come il vento durante la tempesta, ma non ci ha mai creduto. Lei che è quiete e fuoco, rabbia e tenerezza, lotta contro il pregiudizio da quando è nata. Rimasta orfana, non ha avuto nessuno a proteggerla dalla propria intelligenza, oltre che dalla propria bellezza. Un intero paese la rinnega, impaurito di fronte alla sua indipendenza, alle sue parole e alle sue azioni. Perché in fondo, sono solo queste a renderla diversa dalle altre donne. Neanche l’aver creato una famiglia con l’uomo che ama ha messo a tacere le malelingue e i pettegolezzi. Nessuno crede che la sua fortuna, derivante da un emporio e una taverna che ha costruito e gestisce con le sue forze, sia frutto di fatica e tenacia. Ma le voci sono sempre rimaste solo voci, anche quando a rispondere a tono è Maria, la bruja del villaggio, che vaga per le strade senza una meta precisa. Quando tutto cambia, Teresa deve difendere ciò che ha conquistato e dimostrare che può farcela da sola.

Che non rinunciare a sé stessa significa essere libera.

Vuole dare a quel vento, pieno di parole feroci, un afflato nuovo; ma il pregiudizio è forte e saldo, come una radice ancorata alla terra.

Valeria Usala ha scelto di dare voce a una donna

dimenticata, una donna che ha deciso di resistere contro

tutto e tutti. Una giovane autrice rompe il silenzio che

avvolge una storia che ha molto da raccontare. Una

confessione che diventa testamento, un mistero che si

svela dopo anni di oblio. Una storia in cui la Sardegna è

protagonista attraverso la sua natura, le sue leggende e

le sue contraddizioni. Una storia di coraggio e

rinuncia.

Una storia di amore e potere.

Una storia di rinascita e di speranza.

Il CUG e il suo impegno nella lotta contro la violenza sulle donne

Il Comitato Unico di Garanzia (CUG) per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni è costituito, in forma associata, tra gli enti del comparto unico della Valle d’Aosta.

La nota diffusa dall’Ufficio Stampa della Regione Autonoma Valle d’Aosta l’ 8 marzo 2021 riporta che nel comune intento di contrastare i fenomeni di violenza di genere, acuitisi nel periodo di lockdown, nel protocollo di intesa siglato tra i Dipartimenti per le Pari Opportunità, la Funzione pubblica e la Rete nazionale, si è reputato necessario ottimizzare il ruolo dei CUG quali “antenne” per la percezione dei fenomeni di violenza di genere nelle Amministrazioni pubbliche all’interno delle quali essi sono costituiti.
Le azioni previste dal protocollo sottoscritto riguardano l’impegno a rendere visibili le informazioni su come chiedere aiuto a livello nazionale e locale, a promuovere la formazione del personale dell’ente sulla tematica della violenza di genere, a creare canali diretti di comunicazione con il CUG (casella di posta elettronica o numero di telefono dedicati), a collaborare con i soggetti degli enti che si occupano di ascolto a monitorare i fenomeni.

Il CUG, che contribuisce ad assicurare un migliore ambiente lavorativo e il rafforzamento delle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori, prevenendo e contrastando ogni forma di discriminazione, diretta e indiretta, dovuta non soltanto al genere, ma anche all’età, alla disabilità, all’origine etnica, alla lingua, alla razza e all’orientamento sessuale, si propone pertanto come possibile destinatario delle segnalazione di fenomeni di violenza rese dalle lavoratrici che potranno trovare nello stesso un punto di riferimento al quale chiedere informazioni e supporto.

A tal fine, come prima misura è stata creata due mesi fa la casella di posta elettronica cugsosdonna@regione.vda.it dedicata al servizio gratuito e anonimo di ricevimento di segnalazioni di fenomeni di violenza di genere alla quale risponde, nel rispetto della assoluta riservatezza, una componente del CUG, adeguatamente formata in un percorso attivato in collaborazione con il Centro donne contro la violenza di Aosta.
La casella di posta elettronica costituisce un punto di snodo e di contatto con i servizi sul territorio per fornire un supporto alle lavoratrici del comparto che vivono situazioni di difficoltà in quanto vittime di violenza di genere.

L’AIUTO CONTRO LA VIOLENZA ARRIVA DALLO SCONTRINO DELLA FARMACIA COMUNALE

L’iniziativa del Centro Donne Contro la Violenza di Aosta per lanciare un messaggio a tutte le donne in difficoltà

La collaborazione tra il Centro donne contro la Violenza di Aosta e le Farmacie Comunali di Aosta e Gignod, iniziata con la campagna informativa del 25 novembre dell’anno scorso, continua con una nuova iniziativa di sensibilizzazione.

L’idea nasce dal Centro Donne Contro la Violenza di Aosta sull’esempio di altre realtà in Italia e arriva ad Aosta grazie all’adesione all’iniziativa dell’Azienda Pubblici Servizi A.P.S. Da oggi su ogni scontrino emesso nelle Farmacie Comunali di Aosta e Gignod compare il messaggio “Sei vittima di violenza o stalking? Chiama il 1522 o il 3440789888 del Centro Donne Contro la Violenza di Aosta per aiuto”. Lo “scontrino parlante” ricorda i numeri di riferimento per chiedere aiuto o supporto nel caso in cui si stia vivendo una situazione di violenza: il 1522, numero d’emergenza nazionale attivo 24h/24, e il 344 0789 888, riferimento del Centro Antiviolenza della Valle d’Aosta, attivo tutti i giorni dalle 8 alle 20. Un’operatrice ha il compito di rispondere a telefonate o messaggi e di fornire supporto immediato e informazioni utili e, se occorre, fissare un appuntamento presso il Centro Donne contro la violenza di Aosta.

«Abbiamo pensato di sperimentare la campagna di sensibilizzazione anche a casa nostra – spiega la presidente del Centro, avv. Anna Ventriglia – cogliendo la sensibilità di un’importante realtà attiva sul territorio e consapevoli del valore di ampliare la rete di realtà impegnate nella diffusione di messaggi di contrasto alla violenza. Lo scontrino della farmacia è importante, rimane nei nostri portafogli, nelle nostre case, è legato alla nostra salute e al nostro benessere. Arriva anche ai più giovani, tra cui il fenomeno della violenza sulle donne è sempre più diffuso, anche nella nostra Regione».


L’azione rinnova l’impegno avviato lo scorso anno nell’ambito del “Protocollo d’intesa per potenziare l’informazione per le donne vittime di violenza domestica e/o stalking durante l’emergenza Coronavirus”, promosso dalla Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, insieme alla Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), a Federfarma e Assofarm.  In occasione del 25 novembre l’Azienda Pubblici Servizi di Aosta A.P.S., in collaborazione con il Centro Donne contro la violenza e il patrocinio del Comune di Aosta aveva contribuito alla diffusione in tutte le Farmacie Comunali delle LINEE GUIDA PER UN PIANO SICUREZZA IN EMERGENZA CORONAVIRUS con indicazioni pratiche alle donne per “aiutarsi” e per chiedere aiuto.

«Il Presidente e il CdA di A.P.S. hanno accolto immediatamente l’invito arrivato dal Centro donne contro la violenza di Aosta – spiega Antonella Barillà vicepresidente di A.P.S. – per un’azione diffusa di sensibilizzazione su un problema che compromette pesantemente la salute e il benessere di molte donne e, più in generale, di molte famiglie. Lo “scontrino parlante” oltre a ricordare i numeri di riferimento per ricevere un aiuto, ricorda che la violenza sulle donne non è ammissibile e che nessuna è sola di fronte a questo problema. E’ questo il messaggio di solidarietà che vogliamo diffondere».

23 Aprile presentazione di “SMETTETELA DI FARCI LA FESTA”, nuovo libro di ANARKIKKA

Il 23 Aprile alle 18:00 verrà presentato il nuovo libro di ANARKIKKA “Smettetela di farci la festa“. L’evento sarà disponibile online sia sulla pagina Facebook sia sul canale YouTube della Libreria Brivio, e sarà moderato da Anna Ventriglia e Francesca Marconi.

Vi presentiamo in anteprima il testo in quarta di copertina:

Smettetela di farci la festa racconta di donne per parlare di società e della cultura in cui ognun* di noi cresce, ingabbiat* in ruoli stereotipati funzionali a quel sistema di potere alla base delle relazioni umane che alimenta discriminazioni, disparità e
violenza. Maschilismo, sessismo, molestie sono riflesso di uno stesso squilibrio che pone gli uomini in posizione di privilegio e le donne in condizione di perenne affanno nella lotta per la parità. Uno
squilibrio che è manifesto nell’educazione che riceviamo, nelle discriminazioni sul lavoro e negli studi, nella differenza di retribuzione, nel linguaggio, nelle violenze di genere, nei femminicidi. Smettetela di farci la festa approfondisce quindi
il tema della violenza e del linguaggio che usiamo nel raccontarla. Linguaggio che si fa complice perché veicola e rafforza una narrazione sbagliata della sopraffazione, che abbiamo tutt* interiorizzato.
Per cui gelosia è attenzione, possesso è amore, delitto è raptus, inteso come risposta “passionale” alla disperazione, al tormento.
Un linguaggio assolutorio, che nell’assolvere il criminale minimizza il crimine, nel relegare alla follia individuale deresponsabilizza una comunità che non fa i conti con la propria identità e i propri valori, con il proprio sistema di significati. Assolve l’uomo e getta ombre sulla donna, sulla vittima, che diventa l’istigatrice del gesto folle,
la responsabile, quella che “se l’è (sempre) cercata”. Quella, che ancora una volta, ha “la colpa” del suo stesso esistere.

La Convenzione di Istanbul

Nel 2011 diversi paesi europei hanno firmato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica , che viene comunemente definita la Convenzione di Istanbul perchè fu la città in cui venne ratificata per la prima volta. Questo trattato si propone di prevenire la violenza contro le donne, favorire la protezione delle vittime ed impedire l’impunità dei colpevoli. È stato firmato da 32 paesi e il 12 marzo 2012 la Turchia è diventata il primo paese a ratificare la Convenzione. Oggi, 20 marzo 2021, il presidente turco Erdogan ha ritirato la Turchia dalla Convenzione. In Turchia si registra una media di 3 femminicidi al giorno. Le voci di chi lotta contro la violenza sulle donne si sono immediatamente levate contro quest’atto insensato, e a queste si aggiunge forte anche la nostra.

Ma che cosa è la Convenzione di Istanbul? Cosa prevede? Abbiamo preparato una piccola infografica, ma il testo completo è scaricabile qui.

infografica che descrive gli obiettivi principali della convenzione di Istanbul, trattato che mira a prevenire e lottare  la violenza contro le donne

8 marzo 2021

Il tema della giornata internazionale delle donne 2021:

Le donne in un mondo del lavoro in evoluzione: verso un pianeta 50-50 nel 2030

L’8 marzo, come tutti sanno, è la giornata internazionale della donne, conosciuta come “festa della donna”, riconosciuta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. Questa giornata è l’occasione in cui le richieste delle donne al diritto del rispetto e della libertà personale, le denunce delle discriminazioni e delle violenze, alle quali ancora oggi molte donne sono sottoposte, hanno visibilità mondiale. Essa è inoltre un momento importante per ricordare le conquiste sociali, economiche e politiche delle donne.

L’8 marzo è giornata di riflessioni sui temi legati all’universo femminile e sui prossimi passi da compiere per ottenere una maggiore parità di genere. L’origine della celebrazione non deriva dalla storia, forse vera o forse no, di un incendio in una fabbrica negli Stati Uniti dove avrebbero perso la vita molte operaie, bensì trae origine da una proposta del partito socialista americano che nel 1909 propose di celebrare una giornata dedicata all’importanza delle donne nella società. Fu solo nel 1921 a Mosca però che si stabilì, durante la seconda conferenza delle donne comuniste, l’8 marzo come data unica per tutti i paesi.

I diritti di cui godiamo ora in Italia li dobbiamo alle nostre mamme e alle nostre nonne.. e allora ecco le principali conquiste delle donne in Italia nell’ultimo secolo.

Infografica con le principali conquiste ottenute dalle donne in Italia nell'ultimo secolo. Dal diritto di voto all'abolizione del delitto d'onore
Dagli inizi del ‘900 ai giorni nostri: le principali conquiste delle donne italiane nell’eguaglianza di genere

Gli Stereotipi di Genere e la violenza contro le donne

Il termine stereotipo deriva dal greco : stereòs = rigido e topòs= impronta.
Lo stereotipo è un insieme di pregiudizi, credenze, rappresentazioni ipersemplificate della realtà e opinioni rigidamente connesse tra di loro che un gruppo sociale associa a un altro gruppo.

Ci si domanda spesso: perché tanta violenza? E perché tanta violenza nei confronti delle donne? 

La violenza maschile contro le donne ha profonde radici culturali. Le molteplici trasformazioni culturali e sociali delle donne  non sono state accompagnate da un adeguato cambiamento dei rapporti tra i generi. Da qui la necessità di occuparsi, da un punto di vista pedagogico-formativo della violenza di genere.

La nostra cultura di rappresentazione del maschile e del femminile è assolutamente intrisa da stereotipi con i quali finiamo per attribuire determinate caratteristiche agli uomini ed alle donne senza esserne nemmeno consapevoli e rappresentano la principale legittimazione alla violenza di cui sentiamo parlare ogni giorno e che interessa le strade e le case d’Italia.

Credenze e opinioni senza dubbio semplicistiche ma profondamente assunte e culturalmente rafforzate sulle caratteristiche degli uomini e delle donne  .

«Gli stereotipi sono come l’acqua per i pesci: proprio perché ci circondano e sono ovunque, non li vediamo più.» (Foster Wallace).  Per combattere in maniera efficace la violenza sulle donne occorre necessariamente partire dallo sradicamento di questo modo di ragionare e riflettere su tanti comportamenti che sembrano normali ma che in realtà non lo sono. L’Istat nel mese di novembre 2019  in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della  violenza contro le donne  ha pubblicato una statistica sui pregiudizi di genere.


Il quadro che ne esce non è per nulla incoraggiante:  
per quel che riguarda gli  stereotipi sui ruoli di genere, i più comuni sono: “ per l’uomo, più che per la donna, è molto importante avere successo nel lavoro” (32.5%),  “ gli uomini sono meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche”(31,5%), “ è l’uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia” (27,9%). Quello meno diffuso “ è l’uomo che deve  prendere le decisioni più importanti riguardanti la famiglia “(8,8%). 

Sul tema della violenza di coppia, il 7,4 % delle persone ritiene accettabile sempre o in alcune circostanze che “ un ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perché ha civettato/ flirtato con un altro uomo” e il 6.2% che in una coppia ci scappi uno schiaffo ogni tanto. In merito alla violenza sessuale il  39,3% della popolazione ritiene che le donne che non vogliono un rapporto sessuale riescono ad evitarlo. Per il 23,9%  le donne possono provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire. Il 15,1% inoltre è dell’opinione che una donna che subisce violenza sessuale quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe sia almeno in parte responsabile.

Assistiamo tutti i giorni al verificarsi di comportamenti sessisti nel contesto sociale e culturale : l’oggettivazione del  corpo della donna nelle pubblicità; mancano o sono poco usati i termini femminili per professioni  (sindaca, avvocata, ingegnera, ministra ecc…), vi è una rappresentazione scorretta della violenza maschile sulle donne – i media parlano spesso di raptus, troppo amore, di gelosia nel raccontare di  casi di violenza maschile sulle donne.  

Per combattere la violenza maschile sulle donne dobbiamo quindi rompere questi stereotipi, imparare un nuovo linguaggio e costruire una nuova cultura. 

Il cambiamento può avvenire facendo attività di prevenzione /sensibilizzazione sul tema per riflettere e conoscere sempre più le cause del fenomeno della violenza.  

E tutti insieme (uomini e donne) dobbiamo lavorare per  combattere la violenza di genere e dobbiamo intervenire anche e soprattutto a livello culturale per : 

ROMPERE GLI STEREOTIPI


RINNOVARE I LINGUAGGI


COSTRUIRE NUOVE CULTURE 

La Violenza Ostetrica

La prima definizione giuridica per la violenza ostetrica è stata formulata in Venezuela, primo Paese al mondo ad aver approvato una legislazione in proposito, nel 2007.

Che cosa si intende per violenza ostetrica?

Per violenza ostetrica si intende “l’appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario che si esprime in un trattamento disumano, nell’abuso di medicalizzazione e nella patologizzazione dei processi naturali, avente come conseguenza la perdita di autonomia e delle capacità di decidere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità che impatta negativamente sulla qualità della vita della donna”. In parole povere, il campionario include tutti i comportamenti che vanno dall’uso di parole offensive a pratiche mediche invasive, eseguite senza consenso, cioè tutti i trattamenti abusivi o discriminatori durante il parto.

Esempi di queste manifestazioni di violenza di genere nei servizi di salute riproduttiva e durante il parto presso le strutture ospedaliere sono: il taglio cesareo senza consenso e privo di indicazioni mediche, procedure mediche dolorose effettuate senza anestesia, l’abuso di episiotomia (operazione chirurgica che consiste nell’incisione chirurgica – tomia – del perineo e della parete posteriore della vagina per allargare l’orifizio vaginale e dunque indirettamente il canale del parto) pressione sul fondo dell’utero (manovra di Kristeller), l’impossibilità di decidere la posizione del parto, le pratiche di profonda umiliazione.

Nel 2016 in Spagna è nato il movimento #bastatacere, che si è rapidamente diffuso in altri paesi europei. In Italia, la campagna virale #bastatacere: le madri hanno voce è durata 15 giorni ed è stata promossa, curata e lanciata da OVO Italia insieme a CiaoLapo, La Goccia Magica, Human Rights in Childbirth in Italia, Nanay e Alma Mater, come iniziativa della società civile per raccogliere dati sulla violenza ostetrica e sensibilizzare il pubblico e le istituzioni. Le donne hanno iniziato a condividere le loro esperienze e sono emersi racconti lucidi e inquietanti: “Quando mi annunciano raschiamento e sutura, alla mia richiesta di anestesia mi viene risposto: “Ma voi donne per partorire un poco, di quanta anestesia avete bisogno?”. E ancora: “È solo un taglietto”. Risultato? Incontinente a 32 anni.

Gli stereotipi di genere hanno radicato il convincimento che il parto sia un evento che richiede sofferenza da parte della donna. Alle donne viene detto di essere felici che il proprio bambino sia nato sano, mentre alla loro salute fisica ed emotiva non viene dato valore. L’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica enfatizza il bisogno di contrapporre alla modalità “interventista” e impersonale del processo del parto, la promozione del parto fisiologico, rispettoso e personalizzato, l’appropriatezza delle cure, la continuità dell’assistenza e il rispetto dei desideri e delle decisioni delle partorienti.

In Occidente, lo scorso autunno, il tema è entrato formalmente nel dibattito all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Sulla sua scia, anche il Consiglio d’Europa ha invitato gli stati membri a monitorare la situazione, fornire supporto economico per evitare il sovraccarico di lavoro nei reparti maternità e formare il personale nella prevenzione del sessismo, della violenza e nella promozione di un approccio umano alla cura. L’invito abbraccia anche la necessità di discutere leggi a protezione dei diritti dei pazienti, in relazione alla violenza ostetrica e ginecologica, per contribuire al dibattito ed eliminare i tabù. Il problema della violenza ostetrica non riguarda soltanto i paesi a basso reddito ma si manifesta nei sistemi sanitari di tutti i Paesi. Tra le cause principali dei maltrattamenti nel parto e della violenza ostetrica ci sono le dinamiche di potere nella relazione medico-paziente. Sebbene i sanitari non sempre abbiano l’intenzione di provocare sofferenza ai propri pazienti, “l’autorità medica può favorire una cultura dell’impunità quando la violazione dei diritti umani non solo non trova un rimedio ma addirittura non viene neanche riconosciuta”. Questo disequilibrio di poteri è molto evidente nelle situazioni in cui i sanitari abusano della dottrina della necessità medica al fine di giustificare il maltrattamento e l’abuso nel parto. A marzo 2016 è stata depositata una proposta di legge “Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologicoche propone un modello di assistenza teso a garantire la salute materno-infantile attraverso il rispetto dei diritti fondamentali e dell’integrità psico-fisica delle donne.

Partendo da una sintetica definizione del termine violenza ostetrica – con il quale si indica una tipologia di violenza di genere esercitata, consapevolmente o meno, dal personale sanitario su madri e partorienti nei servizi di assistenza alla nascita, che si esprime in condotte irrispettose e trattamenti disumanizzanti, che limitano l’autonomia e la capacità decisionale delle donne – possiamo concludere che bisognerebbe lavorare per fornire al personale socio-sanitario e al personale che lavora nel sistema giuridico una formazione professionale adeguata sui diritti alla salute riproduttiva, garantire alle donne l’accesso alle procedure legali nei casi di violenza ostetrica e creare una cultura generale che scardini gli stereotipi di genere che legittimano la mancanza di rispetto durante il parto.

Questo perché le persone possono fare la differenza, specialmente quelle che esercitano un ruolo di potere e di responsabilità (come chi lavora nel nostro sistema sanitario) e il vero cambiamento poggia le radici su una forte presa di consapevolezza rispetto alle mancanze culturali ed umane circa i diritti fondamentali della persona, il rispetto, la dignità, la riservatezza e la partecipazione alle decisioni nelle scelte che la riguardano.

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