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L’AIUTO CONTRO LA VIOLENZA ARRIVA DALLO SCONTRINO DELLA FARMACIA COMUNALE

L’iniziativa del Centro Donne Contro la Violenza di Aosta per lanciare un messaggio a tutte le donne in difficoltà

La collaborazione tra il Centro donne contro la Violenza di Aosta e le Farmacie Comunali di Aosta e Gignod, iniziata con la campagna informativa del 25 novembre dell’anno scorso, continua con una nuova iniziativa di sensibilizzazione.

L’idea nasce dal Centro Donne Contro la Violenza di Aosta sull’esempio di altre realtà in Italia e arriva ad Aosta grazie all’adesione all’iniziativa dell’Azienda Pubblici Servizi A.P.S. Da oggi su ogni scontrino emesso nelle Farmacie Comunali di Aosta e Gignod compare il messaggio “Sei vittima di violenza o stalking? Chiama il 1522 o il 3440789888 del Centro Donne Contro la Violenza di Aosta per aiuto”. Lo “scontrino parlante” ricorda i numeri di riferimento per chiedere aiuto o supporto nel caso in cui si stia vivendo una situazione di violenza: il 1522, numero d’emergenza nazionale attivo 24h/24, e il 344 0789 888, riferimento del Centro Antiviolenza della Valle d’Aosta, attivo tutti i giorni dalle 8 alle 20. Un’operatrice ha il compito di rispondere a telefonate o messaggi e di fornire supporto immediato e informazioni utili e, se occorre, fissare un appuntamento presso il Centro Donne contro la violenza di Aosta.

«Abbiamo pensato di sperimentare la campagna di sensibilizzazione anche a casa nostra – spiega la presidente del Centro, avv. Anna Ventriglia – cogliendo la sensibilità di un’importante realtà attiva sul territorio e consapevoli del valore di ampliare la rete di realtà impegnate nella diffusione di messaggi di contrasto alla violenza. Lo scontrino della farmacia è importante, rimane nei nostri portafogli, nelle nostre case, è legato alla nostra salute e al nostro benessere. Arriva anche ai più giovani, tra cui il fenomeno della violenza sulle donne è sempre più diffuso, anche nella nostra Regione».


L’azione rinnova l’impegno avviato lo scorso anno nell’ambito del “Protocollo d’intesa per potenziare l’informazione per le donne vittime di violenza domestica e/o stalking durante l’emergenza Coronavirus”, promosso dalla Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, insieme alla Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), a Federfarma e Assofarm.  In occasione del 25 novembre l’Azienda Pubblici Servizi di Aosta A.P.S., in collaborazione con il Centro Donne contro la violenza e il patrocinio del Comune di Aosta aveva contribuito alla diffusione in tutte le Farmacie Comunali delle LINEE GUIDA PER UN PIANO SICUREZZA IN EMERGENZA CORONAVIRUS con indicazioni pratiche alle donne per “aiutarsi” e per chiedere aiuto.

«Il Presidente e il CdA di A.P.S. hanno accolto immediatamente l’invito arrivato dal Centro donne contro la violenza di Aosta – spiega Antonella Barillà vicepresidente di A.P.S. – per un’azione diffusa di sensibilizzazione su un problema che compromette pesantemente la salute e il benessere di molte donne e, più in generale, di molte famiglie. Lo “scontrino parlante” oltre a ricordare i numeri di riferimento per ricevere un aiuto, ricorda che la violenza sulle donne non è ammissibile e che nessuna è sola di fronte a questo problema. E’ questo il messaggio di solidarietà che vogliamo diffondere».

23 Aprile presentazione di “SMETTETELA DI FARCI LA FESTA”, nuovo libro di ANARKIKKA

Il 23 Aprile alle 18:00 verrà presentato il nuovo libro di ANARKIKKA “Smettetela di farci la festa“. L’evento sarà disponibile online sia sulla pagina Facebook sia sul canale YouTube della Libreria Brivio, e sarà moderato da Anna Ventriglia e Francesca Marconi.

Vi presentiamo in anteprima il testo in quarta di copertina:

Smettetela di farci la festa racconta di donne per parlare di società e della cultura in cui ognun* di noi cresce, ingabbiat* in ruoli stereotipati funzionali a quel sistema di potere alla base delle relazioni umane che alimenta discriminazioni, disparità e
violenza. Maschilismo, sessismo, molestie sono riflesso di uno stesso squilibrio che pone gli uomini in posizione di privilegio e le donne in condizione di perenne affanno nella lotta per la parità. Uno
squilibrio che è manifesto nell’educazione che riceviamo, nelle discriminazioni sul lavoro e negli studi, nella differenza di retribuzione, nel linguaggio, nelle violenze di genere, nei femminicidi. Smettetela di farci la festa approfondisce quindi
il tema della violenza e del linguaggio che usiamo nel raccontarla. Linguaggio che si fa complice perché veicola e rafforza una narrazione sbagliata della sopraffazione, che abbiamo tutt* interiorizzato.
Per cui gelosia è attenzione, possesso è amore, delitto è raptus, inteso come risposta “passionale” alla disperazione, al tormento.
Un linguaggio assolutorio, che nell’assolvere il criminale minimizza il crimine, nel relegare alla follia individuale deresponsabilizza una comunità che non fa i conti con la propria identità e i propri valori, con il proprio sistema di significati. Assolve l’uomo e getta ombre sulla donna, sulla vittima, che diventa l’istigatrice del gesto folle,
la responsabile, quella che “se l’è (sempre) cercata”. Quella, che ancora una volta, ha “la colpa” del suo stesso esistere.

Gli Stereotipi di Genere e la violenza contro le donne

Il termine stereotipo deriva dal greco : stereòs = rigido e topòs= impronta.
Lo stereotipo è un insieme di pregiudizi, credenze, rappresentazioni ipersemplificate della realtà e opinioni rigidamente connesse tra di loro che un gruppo sociale associa a un altro gruppo.

Ci si domanda spesso: perché tanta violenza? E perché tanta violenza nei confronti delle donne? 

La violenza maschile contro le donne ha profonde radici culturali. Le molteplici trasformazioni culturali e sociali delle donne  non sono state accompagnate da un adeguato cambiamento dei rapporti tra i generi. Da qui la necessità di occuparsi, da un punto di vista pedagogico-formativo della violenza di genere.

La nostra cultura di rappresentazione del maschile e del femminile è assolutamente intrisa da stereotipi con i quali finiamo per attribuire determinate caratteristiche agli uomini ed alle donne senza esserne nemmeno consapevoli e rappresentano la principale legittimazione alla violenza di cui sentiamo parlare ogni giorno e che interessa le strade e le case d’Italia.

Credenze e opinioni senza dubbio semplicistiche ma profondamente assunte e culturalmente rafforzate sulle caratteristiche degli uomini e delle donne  .

«Gli stereotipi sono come l’acqua per i pesci: proprio perché ci circondano e sono ovunque, non li vediamo più.» (Foster Wallace).  Per combattere in maniera efficace la violenza sulle donne occorre necessariamente partire dallo sradicamento di questo modo di ragionare e riflettere su tanti comportamenti che sembrano normali ma che in realtà non lo sono. L’Istat nel mese di novembre 2019  in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della  violenza contro le donne  ha pubblicato una statistica sui pregiudizi di genere.


Il quadro che ne esce non è per nulla incoraggiante:  
per quel che riguarda gli  stereotipi sui ruoli di genere, i più comuni sono: “ per l’uomo, più che per la donna, è molto importante avere successo nel lavoro” (32.5%),  “ gli uomini sono meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche”(31,5%), “ è l’uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia” (27,9%). Quello meno diffuso “ è l’uomo che deve  prendere le decisioni più importanti riguardanti la famiglia “(8,8%). 

Sul tema della violenza di coppia, il 7,4 % delle persone ritiene accettabile sempre o in alcune circostanze che “ un ragazzo schiaffeggi la sua fidanzata perché ha civettato/ flirtato con un altro uomo” e il 6.2% che in una coppia ci scappi uno schiaffo ogni tanto. In merito alla violenza sessuale il  39,3% della popolazione ritiene che le donne che non vogliono un rapporto sessuale riescono ad evitarlo. Per il 23,9%  le donne possono provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire. Il 15,1% inoltre è dell’opinione che una donna che subisce violenza sessuale quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe sia almeno in parte responsabile.

Assistiamo tutti i giorni al verificarsi di comportamenti sessisti nel contesto sociale e culturale : l’oggettivazione del  corpo della donna nelle pubblicità; mancano o sono poco usati i termini femminili per professioni  (sindaca, avvocata, ingegnera, ministra ecc…), vi è una rappresentazione scorretta della violenza maschile sulle donne – i media parlano spesso di raptus, troppo amore, di gelosia nel raccontare di  casi di violenza maschile sulle donne.  

Per combattere la violenza maschile sulle donne dobbiamo quindi rompere questi stereotipi, imparare un nuovo linguaggio e costruire una nuova cultura. 

Il cambiamento può avvenire facendo attività di prevenzione /sensibilizzazione sul tema per riflettere e conoscere sempre più le cause del fenomeno della violenza.  

E tutti insieme (uomini e donne) dobbiamo lavorare per  combattere la violenza di genere e dobbiamo intervenire anche e soprattutto a livello culturale per : 

ROMPERE GLI STEREOTIPI


RINNOVARE I LINGUAGGI


COSTRUIRE NUOVE CULTURE 

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